Io, raccoglitrice di simboli,
mi scrivo addosso.

giovedì 9 agosto 2012

Cosa ne è stato di me in tutto questo frattempo? 
Cerco una scrittura più minuta, ma non c'è.
Mi sto sentendo un pezzo di carta pieno di scarabocchi.
Sto scoprendo l'ipotesi di un rimedio all'ansia: la scrittura. Penso che potrei scrivere qui dentro, tutto quello che vorrei da mesi dirti e raccontarti di me.
E poi mi ripeto che neppure esisti, se non nella mia testa.
Ok. Sono le 15. Diciamo pure che mi sono un filino calmata. Giusto un filino. Noto di non essere ancora in grado di mantenere viva una conversazione senza tremare e mandare il cervello dove dio solo sa. Certo quel senso di insoddisfazione con soffocante tristezza correlata, permane. Ehmbè. Quella c'è sempre. Mi domando ogni minuto, se mai riuscirò a liberarmi dal grande peso che sono.
Lui è calmo.
Se ne sta seduto tranquillamente a farsi le sue cose davanti al pc. Mi sono alzata da sta sedia di colpo, senza pensarci troppo, perchè è in mio dovere da receptionist avvisarlo del fatto che l'altra promotrice che dovrebbe lavorare in presidio con noi due non mi risponde alla mail. Probabilmente (spero) non ci sarà. Di conseguenza lui non può lasciarmi da sola prima dell'ora di chiusura. Gli ho domandato come facciamo,  e poi sono tornata qui. Conversazione filo - tremante da parte mia. Cerco di fare la donna io, sopra questi due tacchi e in tailleur. In realtà mi sento morire dentro. Lenta. Per ogni secondo che scivola indietro, un pezzo di me muore. A poco, a poco. Mi parlava con voce calmissima. Usa un atteggiamento studiato a farmi capire "scusa ma stamU

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