Io, raccoglitrice di simboli,
mi scrivo addosso.

giovedì 29 dicembre 2011

Guarda il caso... tutte le volte che le cose si mettono male, ritorna la voglia di dimagrire.

sabato 17 dicembre 2011

Sono le 3.37 di notte.
Da quando ho aperto gli occhi all'una e mezza non li ho piu richiusi.
Certi chiodi che forse perchè sono vuota, non ho voglia di levare.
Un amore che esiste solo nella mia testa. Un fantasticare infinito.
Un cioccolato per fare sesso e zucchero a velo da baciare.
Cerco di intrattenermi per evitare di mangiare compulsivamente nel cuore della notte.
Mi rode non riuscire a dormire proprio stasera. Domani devo alzarmi presto per incontrare ragazze di un forum sui disturbi alimentari... Col mio disturbo bipolare chi può sapere come potrei sentirmi di qui a poco? Sono le 4 di notte, e magari alle 7 potrei ritrovarmi comunque arzilla. Oppure patirò i miei soliti disturbi confusionali...
Forse ho preso un virus intestinale e per questo non riesco a dormire. Gallette che fanno indigestione stasera? Effettivamente è da questo pomeriggio che mi viene da vomitare...
Sto scrivendo cagate lo so... ma tanto questo è il mio diario e cazzo me ne frega? Qualsiasi cosa pur di evitarmi l'ennesima mangiata inutile. Cui guarda caso le abbuffate avvengono quasi sempre per noia e depressione. Mai per fame reale. Se sento la fame reale mi so contenere e controllare al punto di riuscire a digiunare senza fatica.
Appoggio parte del pc sull'osso sinistro che sbuca fuori dal mio bacino. La cosa mi piace.
Ho dolori strani da un po di tempo e non faccio analisi da molti mesi. Non m'importa di sapere. Ho solo voglia di vivere le mie giornate e prendo un pò tutto quello che mi arriva. Rido con chiunque mi capiti a tiro, perchè mi va. Ed è molto bello così.
Le ossessioni sono un po le stesse di sempre... io inetta. io voglio. io desidero. io farò. mille progetti campati per aria. miliardi di idee.
Penso all'idea di scrivermi presso una buona scuola di teatro e non riesco a decidermi. Non riesco a canalizzare le mie energie. Che significa poi "buona scuola di teatro"? Ma poi l'impegno costante dopo una giornata di lavoro dove lo trovo? Troppa indecisa tra l'approfondimento di piu discipline. Necessito di una scuola, di un percorso formativo che possa racchiudere discipline come: teatro comico, musical per bambini e adulti, recitazione, teatro danza, regia teatrale e cinematografica, sceneggiature da scrivere, canto lirico, canto corale, canto gospel, canto e basta. Boh, tante cose.
Non posso ancora credere a quanto d'importante e bello mi ha confessato il mio insegnante di danza, mercoledi. Tanto ho paura di attaccarmici morbosamente, che sposto la mia attenzione mentale verso altri guai, e verso cose che nella realtà non esistono, a differenza dalle parole del mio insegnante che invece sono state sincere e restano reali. Mi ossessiono con l'amore del secondo piano, appunto.
Ora chiudo perche mi viene troppo da vomitare. Sono le 4.20 oramai....
Chissà se domani riusciro a fare qualcosa di utile per me...

domenica 11 dicembre 2011

Sono una bugia.
Tutte le parole, inganno.
Se mi cerco nel dolore, mi trovo sempre. Tra i rovi, un naso rosso per bocciolo.
Mastico.
E' l'una di notte inoltrata. E' sabato.
Sto ancora aspettando, con la farina sulle guance e l'eyeliner resistente alle lacrime.
La zucca nella pancia da prima di mezzanotte. Nessun principe incontrato in corridoio. E nemmeno in bagno.
Mastico.
Resto una bugia.
Una voce mi ricorda il progetto bastardo. Un vecchio piano di sabotaggio.
Che sono matta da manuale, ormai lo so.
Penso alla mia rinuncia al corso di danza per lasciarmi meglio morire, senza avere intoppi e in segreto.

sabato 5 novembre 2011

Io non ballo, mi arrabbio.
Non scrivo, ma vomito un pianto.
Io non canto, urlo e impreco.
Non disegno, taglio trasformo e incido.
Mi vivo.

venerdì 4 novembre 2011



.La forza creativa sta nel sapersi accomodare sulla monotonia.


Udire la suoneria di un cellulare e girarsi di scatto a guardare tra i rami.
Contemplare un lampione cadente e patire la sindrome di Stendal.
Allungare un braccio verso uno scaffale alto del discount, in aiuto di una vecchietta, e sentirsi scendere un calore nel cuore.  ( Talvolta, la ricezione di un sorriso può scatenare una corsa a farsi sorella francescana).
Fantasia è mangiare gallette di riso fino alla penultima cena, sentendosi soddisfatti e buongustai.
Fare di un wc il proprio confessore.
Precipitarsi all'angolo delle macchinette, e incontrare San Pietro.
Trascinarsi fino in stanza e incontrare l'Arcangelo Michele allo specchio.
Fare jogging per arrivare a tavola.
Raccontare di un suicidio, scartando baci perugina.
Fantasia è guardarsi i polsi e intravedere un arcobaleno.
Abbracciarsi e poi baciare un cuscino.
Prendere a pugni il cuscino.
Sovrascriversi parole sulle braccia come (ap)-punti di sutura.
Fare di mille morsi, un bacio.

Osservare il cielo dal mare,
senza il bisogno di capire mai se si è
mare o cielo.


Non tutti i formicai sono onesti. Che siano brave danzatrici o accenti mascherati, mai a tema.
Tuttavia, l'immaginazione ha il potere di portarci lontano. Di farci nutrire a vita, di sole gallette, ad esempio. Ininterrotte masticanze per non imprecare all'Arte. Cosa di cui pentirsi in prossima perdizione.

martedì 27 settembre 2011

Rimprovero alla vita, la mia.

Solo la Strada.
Non vali mille anoressie. Non sei nella parola. Non trovi riflesso, nè motivo. Senza nome. Forse antica e anche nuova. Non vali appesa. Neppure con la didascalia sotto alla cornice. Canti da Sirena nel manicomio, da domenica a domenica. Balli nelle prigioni degli occhi altrui. Ti colori di colonne sonore. Impugni un silenziatore che odi. Ti spingi aldilà di una vetrina, per sbattere la fronte. Poi ritorni. Ti volti ad ogni clacson. E non vali nemmeno lo scatto di una palpebra. Nessun teatro ti può contenere. Non hai più giacenze.
Solo la strada.
Dell'Ascesa.
Verso la dissolvenza.

Per me, solo la Strada.
La strada che fa la sabbia in una clessidra più volte rovesciata.
E’qualcosa che tanto non si può dire. Perchè non esiste Condivisione, nella mia realtà.

Neanche a tirare fuori i pollici per farti portare via. Non esiste un azzurro capace di cambiare il colore dei tuoi occhi scuri.
                     Pollici solo da ciucciare.
Nulla di più.
Nessun valore. Nessuna ragione. Sotto il peso di una mancanza.
Nessuna vita.
Nessuna vita se non c’è Condivisione.
Rifiuto reazionario. Il risultato spontaneo di una sottrazione d'amOre.



...la disgrazia di piangere nella pancia del mare.


giovedì 22 settembre 2011





Osservo il mio motivo volare via.
Senza forzare opposizioni.
Il tempo sta per scadere, e ora non vedo perchè dovrei restare.
Nell'eternità dell'etere
solo Tu,
sei e resterai,
la certezza di una mia parte mancante.

venerdì 16 settembre 2011





"La verità non è venuta nuda in questo mondo, ma in simboli e in immagini. "

- Vangelo di Filippo -







giovedì 15 settembre 2011

Ad ogni deglutizione corrisponde una morte.
Una lasciata.
Una visione di osso in meno.
Punti di vita sgretolati.
Un delitto che non mi posso perdonare.

mercoledì 14 settembre 2011



Opporsi in resistenza verso chi, verso cosa, e perché?
Resistere, insistere, lottare contro cosa? Contro se stessi? Contro i condizionamenti indotti dai rettiliani che spoltroneggiano in parlamento?
E per cosa? Per giungere al risveglio di sé? E una volta raggiunto poi cosa? Alla Pace interiore cosa poi?
Camminare per arrivare dove? E una volta arrivati? Una volta arrivati, camminare ancora e per dove? Scavalcare il muro che finisce una strada?
Fare soltanto le cose che ci piace fare… E perché? Per provare una gioia che poi va via? Per prendere sberle dal sogno nel sonno? E se non mi piacesse far niente, come si fa?
Certamente non includo niente di terreno tra i miei piaceri.
E qualora questa mancanza fosse falsa, come poi tutto il resto, ciò significa che provo gusto per la sofferenza. E perché mai il mio inconscio dovrebbe preferire la dilatazione di un soffrire? Perché mi credo superiore? Perché sono troppo egoista?
La mia ira ed il mio disgusto nei confronti della razza umana, di cui provo pena e non odio, mi hanno portata all’esasperazione e al programma di una soluzione finale contro la mia persona.

La mia sofferenza è dovuta forse a un eccesso di "perché" che ricorda un fare infantile?
Ma quando arriva sto Messìa?
Sto salto quantico?

In tutto sto dilagare di finzioni. Dalla religione alla fisica quantistica. Dall’Arte all’Amore. Che cosa resta?
Niente.
E’ da buffoni. E’ da buffoni insistere nella sopravvivenza.
Se non esisto perché sento sofferenza?
Soffro perché sono Verità.

E quando non è l’Amore? E quando non è l’Amore a parlare più? Quando non è l’Amore a muovermi? Quello incondizionato intendo.
Come si fa a ritrovarlo dentro di sé e a mantenerlo costante, nella fede di un infinito cosmico?
Come si fa a sopravvivere a tutte l’eclissi di me stessa, come quella di ora? Come si fa a restarne presenti e al contempo intatti e centrati? E quando si perde la fede, ogni credo, e la speranza, come faccio a non lasciarmi sopraffare dalle mie ombre, dal mio buio interiore, da quella parte di me scura, polo delle mie scissioni, fino a morirne?

Come si fa a smetterla di saltare in un balzo dall’Amore all’odio?

In un modo o nell’altro lascerò questa vita. In un modo o nell’altro lascerò questa vita. In un modo o nell’altro lascerò questa vita.
Brucerò tutti i miei scritti.
E di tutte le Arti abortirò.
Moriranno con me.
Come se io non fossi mai esistita. Perchè così è.
Non lascerò niente.

Non siete degni.

lunedì 12 settembre 2011

Questo il dono??
Bulimia. Dolori addominali. Emicranie. Abbuffate. Vomito. Autolesioni. Odio. Rabbia. Disperazione. Monotonia. Vuoto. Angoscia. Solitudine. ?
Sentirsi sempre il peso di mille cos’hai?cos’hai?cos’hai? Hai lo sguardo sempre cupo. Lunare. Scuro. Cos’hai che sei arrabbiata? – è il mio sguardo solito - E ridi un po’.
Sono vera. Che schifo ci posso mai fare?
Vi dispiace ricevere un po’ di Verità, nelle vostre menti allucinate?
Vi spiace cosi tanto?
Sono incazzata, si. Perché sono stufa. Perché mi sono spinta bene oltre le mie capacità di sopportazione  perdurate una vita e ora sono giunta al limite. Alla fine del mio io. Il percorso dedito al risveglio di sé, richiede una distanza temporale troppa da sostenere. Io ho chiuso. Ho terminato. Ho terminato io e in concomitanza del mio apparato digestivo.
Iniziare.
Iniziare ora. Per?? Per arrivare dove? E a quale poi?
Non possiedo tecniche di resistenza.

Perché non ci si può provocare un vomito autoindotto di sé stessi?

Prego la Madonna di portarmi via lontano con o senza gli occhi tinti. Urlo il tuo nome, ovunque tu sia. Ti richiamo a me per chiederti di venirmi ad ammazzare. Tu che puoi, e un po’ vuoi, fallo.
Mi è sufficiente una richiesta vocale per saltare dall’altra parte.
Allora? Ci spicciamo o no?

mercoledì 7 settembre 2011

martedì 6 settembre 2011




ANARRAZIONI


E ci sono momenti, come questo, di abbandono. Della dimenticanza di sé nel tempo. In cui gli atti di scrivere e creare mi risultano del tutto nulli e vuoti. Come scrivere bianco su bianco. Come acqua che non bagna.
Potrei, volendo, spostare i miei pensieri altrove. Per esempio qui. Per vivermi l’attimo di ora che realisticamente non può definirsi triste, proprio perché non sto vivendo una tristezza istantanea, per reazione di un evento presente.
Eppure il cuore ricorda. Ricorda bene la tristezza dell’attimo antecedente a questo, e ne resta inspiegabilmente ancorato, secondo una legge cosiddetta di attaccamento, che vorrei vincere.

Fissare all’infinito il vuoto e restare con sé o venire meno producendo profitto dalla creazione?


Perché non ho mai portato a termine un’Arte, da condividere?
Perché non ho mai concluso un testo surreale, un articolo da giornale, un fatto di cronaca, un libro o una sceneggiatura da far leggere?
Perché non ho mai iniziato un percorso? Una scelta? Per paura dell’attaccamento e della delusione di poi? Del fraintendimento? Del rimbalzo di un vuoto?

E’ che non ho voglia di scomunicarmi perché non trovo mai sentite e oneste condivisioni umane. Dalla mia creazione, non traduco quell'unico interessante profitto, di condivisione tra coscienze.

Propriamente detta Anoressia di comunicazione.

Nella frequenza della nostra epoca, i messaggi divini che io cavalco per voi, restano sospesi, o mi tornano indietro come spilli. Come battiti isolati.

Dunque, non vedo ragioni per continuare.

L’abilità nella creazione resta inutile.
Il genio come malato da curare.
Una idea esiliata.

Tutto questo mio mal dire, per via di stamane. A destra, sotto il cielo, la solita sfilata di cgil & co. A sinistra, all’interno di un edificio anonimo, facce viziate per cui mi presto con finzione.
Io il vetro. La separazione. Io la verità. Trasparenza sofferta. Loro il mio riflesso. Due facce di uno stesso vetro. Io, la luce. Io, la solitudine.

Io, la sconfitta.

lunedì 5 settembre 2011




Quale castigo peggiore di due Baci legati intorno al torsolo...?





???

Fase maniacale in corso. Fase maniacale in corso. Fase maniacale in corso.
Mi alzo. Mi siedo. Tampino a caso lettere sparse guidata da un impeto senza nome nè confine. Mi alzo. Mi siedo. Giro le caviglie. Sbuffo. Cerco di concentrare il flusso. Si espande troppo. Mi pervade. Mi sento sanguinare il cervello. Decido di spruzzare inchiostro a impulso. Se mi contengo muoio. Tutte le volte una emergenza. Mi spingo indietro con la sedia girevole. Mi ritiro. Mi trascino in avanti per continuare. Mi innervosisco perchè non riesco a concentrarmi per trovare un pensiero logico da trascrivere ora. Graffio la scrivania con una violenta penna rossa. La spacco in due. Sbuffo. Sfiato. Siedo. Vorrei urlare. Vorrei scarabocchiarmi sulle braccia. Bevo acqua a fiotti. Ingoio cose. Sono al lavoro, mi devo calmare. Mordo le mani ora viola per trattenere un grido. Mi alzo. Saltello dentro allo spazio angusto. Telefono. Sbatto le cosce sulla scrivania. Mi tiro. Le tiro. Mi prendo a pugni le gambe. Voglio uscire. Ho la testa piena. Di voci. Di arie. Di buchi neri. Vedo tende storte che non mi alzo a sistemare. Faccio una treccia. Corro su per le scale. Torno giù. Sciolgo la treccia. Li tiro su. Mi tiro su. Sogno. Sfioro. Mi allontano da te come posso. Mi mordo le labbra. Poi un braccio in tuo ricordo. Mi alzo. Esco fuori. Ritorno. Mi chiudo dentro. Voglia di spaccare. Cose o qualcuno. Mi gira la testa. Lascio andare le dita. Posseduta. Posseduta. Posseduta. Decido di portarmi qui per testimoniarmi. Per valutarmi col senno di poi, quello solito della tristezza. E vorrei urlare. E vorrei lanciare vernice gialla, a secchiate, contro il vetro. Orbite. Sento gli occhi uscirmi fuori dalle orbite. Sbavo. Giro le pupille. Spalanco gli occhi. Cerco di tenermi a freno. Sono al lavoro. Lascio correre parole, io vittima di una forza creatrice bambina. Ingenua. Spensierata. La rivolta del cuore. E' in corso. In corso ora. La rivolta. La guerra mondiale a parole contro la fisica identità. Mi odio. Non ci sto. Non c'è spazio. Voglio uscire. Esco dagli occhi. Esco dalla bocca. Forse dai polsi. Mi odio. Mi amo. Ti amo. Pensiero. Mi freno. Mi tasto. Sono troppa. Bendata fasciata ciclotimica sbucciata. La chiamavano mania da disturbo bipolare. La chiamavano giustificazione. La chiamavano urlo. Urlo di vita. di presenza. di Amore. La chiamavano follia. Rabbia. La chiamavano caratteristica. Dono. La chiamavano indaco bambina. La sfigata. Quella strana. Quella lì. La chiamavano che oggi muore. Lei che mai si gira e mai risponde. La chiamavano. Toccò il fuso illusa trovando la scusa e cadde come corpo morto cade, lei nella sua stessa tempesta, di soli ornati e finzioni.

sabato 3 settembre 2011

Coronare i propri sogni prima di morire.
C'è chi sfuma l'ultima sigaretta.
Io mi sfamerei con l'ultima cioccolata.
E realizzare i propri sogni prima di morire.
Presentarsi dall'altra parte coi capelli color arcobaleno e la frangetta corta. Senza il peso dei vestiti.
E mi sovviene un pensiero:
Perchè aspettarsi sull'uscio, nel penultimo, per farsi viola e di tutti i colori?
Sono in vita.
Io ci sono. Sono qui.
Devo sempre ricordarmelo.
Ricordarmi del progetto.

Misà che lascio.
Per un piano superiore: la voluttà delle emozioni.
Sento grave.
Reciti con eccellenza tutto quello che io vorrei.
Sei tutto quello che io vorrei. Sei tutto il mio contro. E stai per andare.
Cosa faccio!? Salgo anche io sul palcoscenico per concedermi il tuo amore?? Per immedesimarmi nel ruolo dell'innamorata che il tuo copione decide?
Ti odio.
Perchè ti amo.
Perchè voglio Te.
Quell'amore che sopprimi.
Perchè voglio fare mia la negazione che hai di Te.

Tenere lontano da fonti di calore.


Ho voglia di incontrarti. Stanotte. Un'ultima volta.
Per prenderti a colpi di baci prima di cadere lontano. 
Per cavarti un sentimento che non c'è. Di infilarti due dita negli occhi che reciti, mentre ti rubo il respiro col mio veleno. Di baciarti fino a farti smarrire e poi pentire




In caso di contatto con gli occhi, lavare immediatamente e abbondantemente con acqua di
_lourdes.




Anche io sono ottimista. Tant'è che ho dei parapendii poco sotto le ascelle.






Devo ricordarmi di comprare piatti da spaccare.







giovedì 1 settembre 2011

Sto godendo o sto agonizzando di glucide apparizioni a catena, simili a Madonne vestite di edera e paillettes.
Sono le 17.00 e mi sento su di giri. Sono su di giri.
Quasi come ieri sera. Qui dentro cominciamo ad essere in troppi. 171 centimetri di nervi o emozione? Mi sento un fluire satinato senza occhi e mi sto domandando se gli altri mi vedono, ora, oppure no. Prendo saluti con ricevuta di ritorno, e questo mi fa pensare che io sia ancora qui con voi.  Mi cerco. Mi cerco per vivermi e mi ritrovo appesa ai punti interrogativi. Continuo a perdermi.
Altro che la pianta rampicante di prima! Sono una tempesta acquatica che si sposta in volo. Viola di ematoma. Una sirena del cielo che si getta sull’amo di un amore, per avventura.
Sono le 18 e io continuo a girare. A farlo dentro la testa. E mi vedo sanguinare perché sbatto all’impazzata contro spigoli di pensieri in contrasto.
Come posso fare per risolvermi o venirmi incontro?
E piangerò ancora dopo questa mia ciclotimica andatura di parole… Perché non resterà niente. Mia conosciuta condanna, effetto di una esigenza vitale. La scrittura sta a me, come l'embrione morto di un volgare sesso occasionale.
Perché nessuna realtà mi basta mai? Perchè nessuna grandezza che mi misuri? Perché svolgo smorfie d’imbarazzo nel pubblico, senza nascondere il sopracciglio traverso? Perché non c’è un versetto che mi denoti?
Tutte le canzoni rock, ma proprio tutte, incapaci di accompagnare il mio sfogo reazionario. Sfuoco da seduta e non posso neppure slentarmi i bottoni. Nessun sapore alto abbastanza per le mie papille regali. Soffro. Soffro tutte le volte trasformazioni che non so gestire. E sempre di più mi sento separata. Unanime nella follia. Io stessa impressionata e impreziosita. Senza codice di avviamento postale e senza gruppo sanguigno. Il lamento di mille assenze. Un  talento nello spreco. Una cuoca petulante che sfama gli inetti.
“Prego. Tovagliolo a destra. Piatto al centro. Forchetta in testa e coltello in pieno petto!”.
E prima la testa. Fronte troppo alta e un neo nel mezzo che distrugge. Ho tutti i sintomi di una morte apparente.
Ma dove cazzo sono?
Sono le 18.37 e sono ancora qui a puntarmi sta revolver in testa. Perché non alzo la cornetta per chiamarlo? Perché questa preferenza dialettale? Mi sento invasa. Ma da chi? Ogni tanto mi si rompono gli argini dentro, e il nucleo fuoriesce, come una lava a bruciarmi tutta. Come posso dare la colpa al secondo caffè delle 12 per questo mio stato così tanto alterato? E l’alterazione mi travolge su tutti i fronti. Mi sento amplificata in tutto. Nella mente, nel movimento e nelle emozioni.
E preciso una fame zero. Un appetito mille. Un desiderio che sanguina sul nascere. Un desiderio consapevole. Un cadavere partorito in tavola.
Torna. Torna in te.
Torna qui e ora.
Una forza che non produce. Un potere questo, che mi uccide.

Questo mio esordire poi, credo si manifesti più di frequente, nei giorni in cui non faccio del nutrimento un veleno. Nei giorni di non (ab)buffa-azione.
Vorrei poter sporcare nasi altri con la farina della mia cucina, senza subire punizioni. E vorrei smettere di pensare a dei vorrei. Vorrei smettere di urlare che vorrei. Vorrei.
E’ il momento di sfiatare.
Lascio, ma resto percossa.

Come dice un verso di Piero Pelù: …

...............................................e giro di notte con le anime perse.

martedì 23 agosto 2011

lunedì 22 agosto 2011


Non vivo in me,
non sò chi sei;
prendi per te,
io non ho più ciglie rock.


Così mai più,
rimani giù,
forse a Gesù non crederei,
se fosse qua.
 
L’inferno in me,
è in fiamme ormai
razzi arpia danni miei,
più che mai,
danni miei,
pause nel tempo riavrai,
mentre la mente è in orbita.



Razzi Arpia Inferno e Fiamme  -Verdena.

venerdì 19 agosto 2011

Mille evanescenze per ogni boccone.
E allora fatti sti rasta come preferisci, e legati a qualche radice!
Nonostante la sistematica e bastarda asimmetria delle mattonelle, tu ci devi posare bene la pianta del piede.
E ballaci pure sopra se vuoi. Ma restaci. Senti col piede quello che ora c'è.
Smetto di piangere. Giusto per non infettare il terreno.

Io non sono depressa.
Io non sono bulimica.
Io non sono triste.
Io non vivo una vita difficile.

Io sono soltanto pigra, annoiata e inetta.
Una bambina invecchiata di un'altra settimana.
Una cosa chiamata sogno.
Sono quei cuori vuoti disegnati a penna sui polsi.
Sono il vuoto della tua mano.
Una linea interrotta e più volte ripresa.
Sono luna di me stessa. Il riflesso nel cucchiaio. Un bicchiere riempito a metà. Sono quella muffa del cibo che si può mangiare.
Sono una crusca in transito.

Non sono niente.
Un niente fatto ad Arte.

domenica 14 agosto 2011

.Poi dicono che non sono gabbie, queste carni inesplorate...
Potrei morire di esplorazioni, benchè ne ho voglia....
E ti ritrovi con la febbre in una cucina vuota... Diploma di culinaria e nessun'anima da riempire.
Smuovi tra le mani carni come fossero ideogrammi disegnati male... e te ne muori nascosta dietro a un gourmet autoprodotto, e poi divorato.

Davanti allo specchio, dove cominci tu e finisco io.
Siamo un otto da esplorare..

Con fede e con disgrazia..
Mentre Ti chiamo con le labbra ancora sporche:
una manciata di pillole
per ricominciare.

Ed è sempre domenica sera...
L'AMORE INCONDIZIONATO E' LA FORZA ELEMENTARE DELLA CREAZIONE.

E' L'ENERGIA DELLA CREAZIONE.

E' IL PRINCIPIO.

E' L'ASSOLUTO.

martedì 9 agosto 2011

"E' così che la mamma vede la vita: una serie di azioni esorcizzanti, inefficaci quanto una spruzzatina, che danno una breve illusione di sicurezza."

da L'eleganza del riccio. -Muriel Barbery.

lunedì 8 agosto 2011

Me ne sto andando...
Vi sto lasciando...
io lo sento.
Sentire:
 Sincero cardine tra tutti i miei sospiri.
Esistono vari modi di sbuffare.

Mi voglio sfidare.

Oramai tutti i meccanismi malati pre-durante-post abbuffata li ho smascherati e appresi nel dettaglio. (E vorrei ben dire coi miei ventisei anni andati).
Non ho più scuse.

Vedi il destino beffardo!
La mia anima è in patimento da quando l'ho scoperta.
E se ora dovessi disegnarla, mi ritorna la stessa immagine di sempre: una macchia scura accovacciata sul divano a fiori. Ne ricordo ancora il puzzo, le cicatrici e i colori sbiaditi. Lo ricordo come il baule di una bastarda. Come un cassonetto pieno di briciole morte.
Gravida di me stessa, me ne stavo su di un fianco ad osservare le fessure della serranda.
Mi piaceva osservare il movimento delle particelle nella luce. Ricordo che trascorrevo l'insopportabile peso del tempo, nel tentativo di soggiogare quelle particelle. Cercavo di fermarle, di spostarne la direzione o di rubarne una manciata. Pensavo che se le avessi dirottate sulla mia fronte magari avrei iniziato a volare.
Fuori dalla finestra.

Da quando ne ho una, poverina, l'ho sentita in perenne patimento.
Parlo di destino beffardo perché, se già, in tutto il mio passato, (dunque nell'infanzia, nell'adolescenza, fino ad ora nell'attimo in cui sto scrivendo) si è mantenuta sedentaria nell'agonia di un vuoto, richiamo di morte, ancora oggi, quella condizione permane.
E persiste ad esempio sul luogo di lavoro.

Temo di essere stata battezzata al vuoto. Di esserci finita subito, una volta vomitata dall'utero.
Mi viene da ridere convulsamente ripensando alla mia storia: un puzzle composto da sgangherati pezzi incastrati a forza.
Quantomeno negli anni addietro, godevo di una sorta di lasciapassare. Avevo l'autorizzazione per cedere alle false speranze. Me la tenevo ben stretta sotto il piumone.
Non fantasticavo che oggi sarei diventata felice. Non lo speravo. Non la cercavo, neppure nelle tante freccette che partivano dai miei schemi mentali. Mi tagliavo prontamente per tenermi sveglia e basta.
Certamente, non immaginavo neanche lontanamente, che sarei stata tanto disgraziata da portarmi quello stesso vuoto sul posto di lavoro. Lo so che sembra una barzelletta.
Il mio lavoro consiste nello svolgimento del nulla. In una gara di resistenza tra me & me non dichiarata.
Nella pratica svolgo il ruolo di una portinaia in tailleur. Mi occupo di accogliere gli ospiti nuovi e di sorridere ai vecchi. Tutto da una stessa posizione tenuta a freno per dieci lunghe ore. Tutto da una sospensione spazio-temporale. Dalla mia stanzetta satura di particelle di luce. Sottolineo: dieci ore di lavoro senza pausa pranzo e senza potermi spostare dalla postazione, mai. Di cui nella fattispecie, se ne lavoro nel complesso una o due, è già tanto. Non c'è molto da fare qui. In media ricevo 5 ospiti nell’arco di queste dieci lunghissime ore.
L'ideale per una depressa. L'ideale per il proprio senso di soddisfacimento. L'ideale per l'accrescimento dell'autostima.
E nel vuoto restante!?

M’ingozzo di spazzatura.

Come si fa a vincere la bulimia in una condizione del genere? Nella effettiva continuità del vuoto?
Vuoto a casa. Vuoto sul posto di lavoro. Vuoto intorno. Di notte. Di giorno. Nel week-end.
Vuoto dentro.
Vuoto sempre.

Oggi mi voglio sfidare.
Ho deciso che da domani smetterò di portarmi gli spiccioli in reception.
Dovessi spaccare il vetro delle macchinette o fare elemosina alle donne delle pulizie.
E per tutti gli errori commessi, quasi quasi mi viene voglia di restarmene un mese intero in totale assenza di denaro contante.





Certi treni s'aspettano coi ginocchi sopra le nocciole.
O stesi sulla cioccolata se preferiamo.

Si può vivere di attese soltanto?

venerdì 5 agosto 2011

NESSUNA SCUSA. NESSUNA GIUSTIFICAZIONE.

Ma perchè ogni volta che le cose si mettono male, torna in me, più forte, la brama di dimagrire?

Devo smetterla.


Una promessa di morte per ogni delusione.


Grido che il mio appetito è del tutto assente. Lo era prima. Lo è adesso.
Dunque mangio e mi vergogno. Perchè non mi nutro.
Non mi nutro, muoio mangiando.

E tu chiamale se vuoi: Emozioni.

"Domandarsi perchè quando cade la tristezza in fondo al cuore
come la neve non fa rumore..."


Lucio Battisti.
Che cosa insolita di questi tempi!
Non accadeva da mesi di sentire il mio appetito tanto lontano. Come se avesse traslocato nella casa di alfa-zeta. E' lì che ora si trova. Caduto nelle sue pupille.
Mi sento un ferro alla lingua.
Mi fa strano non subirmi un'altra delle mie solite rotazioni automatiche. E sono già le 11.27.
Mi sento spezzata.
Tra due poli e facile al digiuno.

Ma cos'è? no. Non stavo solo cercando una scusa nuova per non mangiare, vero?
no, dai.

Epocale

Felice.di.essere.triste.
Mi stai mancando.

...Sintomo di felicità?

Mancano tre mesi al mio ventisettesimo anno di resistenza.
Firmo, con tutta l'onestà possibile, che finalmente ora,
 .posso andare via. 
Volo o pellegrinaggio che sia, posso farlo felice.
Posso farlo in questo presente,
perchè ho concluso.
Perchè ho realizzato la mia ambizione. Ho completato la missione. Ho trovato quel che cercavo. Opera compiuta. Mi sono risolta come una rivelazione ancestrale.
Perchè ho avverato
 l'unico e il più importante .motivo. di tutta la mia resistenza.
Può apparire avventata la mia espressione, ma il sentore di essere arrivata è troppo forte.
La lettura di questa mia ultima confidenza non deve necessariamente fermarsi in chiave di cattivo presagio.
Il suicidio del corpo resta trasformazione. Innegabile forma di evoluzione animale.
E' un arrivo forse non tanto dissimile dalla realizzazione personale.

giovedì 4 agosto 2011

Salvami.

Fame piccola fame vispa, fame grande fame trista.

La caffeina può causare danni permanenti?

Stato di animo: Agitazione. (Non apprendo se è causata dalla tazzina di caffè o dall’amore). Voglia di correre all’impazzata. Voglia di cantare a squarciagola. Voglia di tirarmi per le unghie di mani e piedi.  Voglia di essere fuori dal luogo di lavoro. Allegra. Di facile risata. In attesa. Tutto sommato l’umore è buono.  

Fame reale = zero.
Appetito = infinito.

Peso mattina = 48.6 kgs (ma non ci credo ma neanche…!)

Ore 6. una mela piccola gialla.
Tra le 7.20 e le 7.50 Ho nervosamente divorato 12 biscotti baiocchi (ovvero due confezioni). + 45 grammi di wafer alla nocciola loacker + 2 barrette kellogs fragola regalatemi dal rifornitore di macchinette.
Ore 8. un caffè amaro.
Ore 11. Una pera grossa.
Ore 13. un altro coffee.
Dalle 13 fino ad ora, momento in cui sto scrivendo…: 6 biscotti baiocchi. + 2 confezioni di wafer al cacao.

Giuro che la mia fame equivale a zero. Sono nervosa e ingabbiata in un ruolo di lavoro dove non c’è molto da lavorare nella pratica. I pensieri, la noia, la depressione e la frustrazione scelgono di quale cibo ingolfarmi ogni volta.

Sensazione: Stato di vergogna. Pentimento. Sporcizia. Ma non disperazione, me ne frego. (Un pochino).
Perchè ho mangiato così tanto stavolta : Per noia. Per solita insoddisfazione. Per la solita ricerca di appagamento. Tentativo invano di riempimento del vuoto affettivo. Perchè mi mancano i suoi occhi, i suoi abbracci, e le sue attenzioni. Perchè vorrei che G. fosse qui con me. Desiderio di fare l'amore con lui. Desiderio di dormire con lui.
Perchè necessito con urgenza una corrispondenza dei sensi.

Totale Kcal =  2100 circa. Tutti in grassi.
Calorie consumate = forse le prime 100 della mela mattutina.

Soldi lasciati alle macchinette. = 4 euro e 15 centesimi.

Soddisfatta? = No.
Raggiunto l'appagamento? = No.

 
Stimolo della fame biologica? = ancora assente. Totalmente.

Umore = Incazzata con me stessa.
Sono flaccida, unta e opaca.
Troppa. Tanta. Viziata. L'opposto dell'eleganza e di ogni virtu'.





 
Aggiornamento tra le ore 18 e le ore 20 circa.

Causa: Nervosismo esagerato. Rabbia motivata. Tristezza. Sentimento di essere stata rifiutata e abbandonata. Solita sensazione di mancanza. Solito sentimento del vuoto affettivo.

1 confezione intera di gallette di riso soffiato, ovvero circa 15. Divorate nervosamente.
+ una tavoletta intera di cioccolato. Divorata nervosamente.
+ pezzi di radicchio. pezzi di zucchina. una carota. avanzi di una farinata di ceci uscita male.

Fame = zero assoluto. Sia prima dell'atto che dopo. Assenza di percezione del sapore.

Totale kcalorie della giornata 2100 + 900 = 3000 circa.
Di cui bruciate forse duecento appena.


Bansky
Non ho più voglia di cercare, di leggere, di studiare, raccogliere dati, interpretare e capire.
Non m’interessa più.
O almeno non ora.
Sono satura di raccolte e raccoglimenti.
Basta appena un tocco ed io trabocco.
Mi sento in un periodo di furiosa espansione.
Una faccia da grido con la bocca piena.
Il guaio è che nella mia furia di volermi vivere continuo a subirmi.

Ingurgito, dunque sono?

Ciononostante ho la costante sensazione che il cibo introdotto, non abbia dentro di me, la sua primaria funzione di alimentare.
Lo subisco. Il mio organismo ne raccatta soltanto le parti peggiori contro l’ordine mentale. Trattiene agenti chimici e aromi naturali.
Le vitamine scivolano.
Un sommario di oggetti in decomposizione, insomma.

Mi vedo fluida strisciare fuori dalle orecchie, attenta a non farmi notare.
L’evasione dalla mente, non è la sola a dare l’allarme generale.
Si tratta di una vera e propria espansione di sensi.

Ho voglia di sentire.


Questa del cibo, è la familiare argomentazione di una irresponsabilità di fondo.
Mi annoia da tanto tempo. Una vuota ripetizione che non chiede sforzo.
La verità è che, sono stata spostata. Continuo inconsciamente, ad allontanarmi da una seria presa di posizione. A deconcentrami dal prendere una netta decisione in merito alla mia vita.
Non ingoio cibo, ma emozioni.
Come sappiamo è ben più facile infilzare con una forchetta una sofferenza interiore.
Butto giù per stordirmi. Perché il mio futuro lo temo. Perché sento che è arrivato il momento di prendere una decisione per svoltare, ora che sono giunta tanto vicina alla frattura.
La verità fa male.
Fa la smorfia di uno che ingoia l’ennesima disdetta mentre lo dice. Mi guarda dentro gli occhi. Senza spostarsi. Le sue pupille dentro le mie. Le sento fondersi.
Senza spostarsi.
Cambio espressione. Ritorno nel mio mondopioggia.
Cos’è un altro dei tuoi soliti giochetti? Cosa significa? Cosa c’è da indovinare stavolta? Mi vuoi spiegare?

Ho voglia di darti da mangiare.
Perché non me lo permetti?