Io, raccoglitrice di simboli,
mi scrivo addosso.

martedì 6 settembre 2011




ANARRAZIONI


E ci sono momenti, come questo, di abbandono. Della dimenticanza di sé nel tempo. In cui gli atti di scrivere e creare mi risultano del tutto nulli e vuoti. Come scrivere bianco su bianco. Come acqua che non bagna.
Potrei, volendo, spostare i miei pensieri altrove. Per esempio qui. Per vivermi l’attimo di ora che realisticamente non può definirsi triste, proprio perché non sto vivendo una tristezza istantanea, per reazione di un evento presente.
Eppure il cuore ricorda. Ricorda bene la tristezza dell’attimo antecedente a questo, e ne resta inspiegabilmente ancorato, secondo una legge cosiddetta di attaccamento, che vorrei vincere.

Fissare all’infinito il vuoto e restare con sé o venire meno producendo profitto dalla creazione?


Perché non ho mai portato a termine un’Arte, da condividere?
Perché non ho mai concluso un testo surreale, un articolo da giornale, un fatto di cronaca, un libro o una sceneggiatura da far leggere?
Perché non ho mai iniziato un percorso? Una scelta? Per paura dell’attaccamento e della delusione di poi? Del fraintendimento? Del rimbalzo di un vuoto?

E’ che non ho voglia di scomunicarmi perché non trovo mai sentite e oneste condivisioni umane. Dalla mia creazione, non traduco quell'unico interessante profitto, di condivisione tra coscienze.

Propriamente detta Anoressia di comunicazione.

Nella frequenza della nostra epoca, i messaggi divini che io cavalco per voi, restano sospesi, o mi tornano indietro come spilli. Come battiti isolati.

Dunque, non vedo ragioni per continuare.

L’abilità nella creazione resta inutile.
Il genio come malato da curare.
Una idea esiliata.

Tutto questo mio mal dire, per via di stamane. A destra, sotto il cielo, la solita sfilata di cgil & co. A sinistra, all’interno di un edificio anonimo, facce viziate per cui mi presto con finzione.
Io il vetro. La separazione. Io la verità. Trasparenza sofferta. Loro il mio riflesso. Due facce di uno stesso vetro. Io, la luce. Io, la solitudine.

Io, la sconfitta.

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