Io, raccoglitrice di simboli,
mi scrivo addosso.

giovedì 29 dicembre 2011

Guarda il caso... tutte le volte che le cose si mettono male, ritorna la voglia di dimagrire.

sabato 17 dicembre 2011

Sono le 3.37 di notte.
Da quando ho aperto gli occhi all'una e mezza non li ho piu richiusi.
Certi chiodi che forse perchè sono vuota, non ho voglia di levare.
Un amore che esiste solo nella mia testa. Un fantasticare infinito.
Un cioccolato per fare sesso e zucchero a velo da baciare.
Cerco di intrattenermi per evitare di mangiare compulsivamente nel cuore della notte.
Mi rode non riuscire a dormire proprio stasera. Domani devo alzarmi presto per incontrare ragazze di un forum sui disturbi alimentari... Col mio disturbo bipolare chi può sapere come potrei sentirmi di qui a poco? Sono le 4 di notte, e magari alle 7 potrei ritrovarmi comunque arzilla. Oppure patirò i miei soliti disturbi confusionali...
Forse ho preso un virus intestinale e per questo non riesco a dormire. Gallette che fanno indigestione stasera? Effettivamente è da questo pomeriggio che mi viene da vomitare...
Sto scrivendo cagate lo so... ma tanto questo è il mio diario e cazzo me ne frega? Qualsiasi cosa pur di evitarmi l'ennesima mangiata inutile. Cui guarda caso le abbuffate avvengono quasi sempre per noia e depressione. Mai per fame reale. Se sento la fame reale mi so contenere e controllare al punto di riuscire a digiunare senza fatica.
Appoggio parte del pc sull'osso sinistro che sbuca fuori dal mio bacino. La cosa mi piace.
Ho dolori strani da un po di tempo e non faccio analisi da molti mesi. Non m'importa di sapere. Ho solo voglia di vivere le mie giornate e prendo un pò tutto quello che mi arriva. Rido con chiunque mi capiti a tiro, perchè mi va. Ed è molto bello così.
Le ossessioni sono un po le stesse di sempre... io inetta. io voglio. io desidero. io farò. mille progetti campati per aria. miliardi di idee.
Penso all'idea di scrivermi presso una buona scuola di teatro e non riesco a decidermi. Non riesco a canalizzare le mie energie. Che significa poi "buona scuola di teatro"? Ma poi l'impegno costante dopo una giornata di lavoro dove lo trovo? Troppa indecisa tra l'approfondimento di piu discipline. Necessito di una scuola, di un percorso formativo che possa racchiudere discipline come: teatro comico, musical per bambini e adulti, recitazione, teatro danza, regia teatrale e cinematografica, sceneggiature da scrivere, canto lirico, canto corale, canto gospel, canto e basta. Boh, tante cose.
Non posso ancora credere a quanto d'importante e bello mi ha confessato il mio insegnante di danza, mercoledi. Tanto ho paura di attaccarmici morbosamente, che sposto la mia attenzione mentale verso altri guai, e verso cose che nella realtà non esistono, a differenza dalle parole del mio insegnante che invece sono state sincere e restano reali. Mi ossessiono con l'amore del secondo piano, appunto.
Ora chiudo perche mi viene troppo da vomitare. Sono le 4.20 oramai....
Chissà se domani riusciro a fare qualcosa di utile per me...

domenica 11 dicembre 2011

Sono una bugia.
Tutte le parole, inganno.
Se mi cerco nel dolore, mi trovo sempre. Tra i rovi, un naso rosso per bocciolo.
Mastico.
E' l'una di notte inoltrata. E' sabato.
Sto ancora aspettando, con la farina sulle guance e l'eyeliner resistente alle lacrime.
La zucca nella pancia da prima di mezzanotte. Nessun principe incontrato in corridoio. E nemmeno in bagno.
Mastico.
Resto una bugia.
Una voce mi ricorda il progetto bastardo. Un vecchio piano di sabotaggio.
Che sono matta da manuale, ormai lo so.
Penso alla mia rinuncia al corso di danza per lasciarmi meglio morire, senza avere intoppi e in segreto.

sabato 5 novembre 2011

Io non ballo, mi arrabbio.
Non scrivo, ma vomito un pianto.
Io non canto, urlo e impreco.
Non disegno, taglio trasformo e incido.
Mi vivo.

venerdì 4 novembre 2011



.La forza creativa sta nel sapersi accomodare sulla monotonia.


Udire la suoneria di un cellulare e girarsi di scatto a guardare tra i rami.
Contemplare un lampione cadente e patire la sindrome di Stendal.
Allungare un braccio verso uno scaffale alto del discount, in aiuto di una vecchietta, e sentirsi scendere un calore nel cuore.  ( Talvolta, la ricezione di un sorriso può scatenare una corsa a farsi sorella francescana).
Fantasia è mangiare gallette di riso fino alla penultima cena, sentendosi soddisfatti e buongustai.
Fare di un wc il proprio confessore.
Precipitarsi all'angolo delle macchinette, e incontrare San Pietro.
Trascinarsi fino in stanza e incontrare l'Arcangelo Michele allo specchio.
Fare jogging per arrivare a tavola.
Raccontare di un suicidio, scartando baci perugina.
Fantasia è guardarsi i polsi e intravedere un arcobaleno.
Abbracciarsi e poi baciare un cuscino.
Prendere a pugni il cuscino.
Sovrascriversi parole sulle braccia come (ap)-punti di sutura.
Fare di mille morsi, un bacio.

Osservare il cielo dal mare,
senza il bisogno di capire mai se si è
mare o cielo.


Non tutti i formicai sono onesti. Che siano brave danzatrici o accenti mascherati, mai a tema.
Tuttavia, l'immaginazione ha il potere di portarci lontano. Di farci nutrire a vita, di sole gallette, ad esempio. Ininterrotte masticanze per non imprecare all'Arte. Cosa di cui pentirsi in prossima perdizione.

martedì 27 settembre 2011

Rimprovero alla vita, la mia.

Solo la Strada.
Non vali mille anoressie. Non sei nella parola. Non trovi riflesso, nè motivo. Senza nome. Forse antica e anche nuova. Non vali appesa. Neppure con la didascalia sotto alla cornice. Canti da Sirena nel manicomio, da domenica a domenica. Balli nelle prigioni degli occhi altrui. Ti colori di colonne sonore. Impugni un silenziatore che odi. Ti spingi aldilà di una vetrina, per sbattere la fronte. Poi ritorni. Ti volti ad ogni clacson. E non vali nemmeno lo scatto di una palpebra. Nessun teatro ti può contenere. Non hai più giacenze.
Solo la strada.
Dell'Ascesa.
Verso la dissolvenza.

Per me, solo la Strada.
La strada che fa la sabbia in una clessidra più volte rovesciata.
E’qualcosa che tanto non si può dire. Perchè non esiste Condivisione, nella mia realtà.

Neanche a tirare fuori i pollici per farti portare via. Non esiste un azzurro capace di cambiare il colore dei tuoi occhi scuri.
                     Pollici solo da ciucciare.
Nulla di più.
Nessun valore. Nessuna ragione. Sotto il peso di una mancanza.
Nessuna vita.
Nessuna vita se non c’è Condivisione.
Rifiuto reazionario. Il risultato spontaneo di una sottrazione d'amOre.



...la disgrazia di piangere nella pancia del mare.


giovedì 22 settembre 2011





Osservo il mio motivo volare via.
Senza forzare opposizioni.
Il tempo sta per scadere, e ora non vedo perchè dovrei restare.
Nell'eternità dell'etere
solo Tu,
sei e resterai,
la certezza di una mia parte mancante.

venerdì 16 settembre 2011





"La verità non è venuta nuda in questo mondo, ma in simboli e in immagini. "

- Vangelo di Filippo -







giovedì 15 settembre 2011

Ad ogni deglutizione corrisponde una morte.
Una lasciata.
Una visione di osso in meno.
Punti di vita sgretolati.
Un delitto che non mi posso perdonare.

mercoledì 14 settembre 2011



Opporsi in resistenza verso chi, verso cosa, e perché?
Resistere, insistere, lottare contro cosa? Contro se stessi? Contro i condizionamenti indotti dai rettiliani che spoltroneggiano in parlamento?
E per cosa? Per giungere al risveglio di sé? E una volta raggiunto poi cosa? Alla Pace interiore cosa poi?
Camminare per arrivare dove? E una volta arrivati? Una volta arrivati, camminare ancora e per dove? Scavalcare il muro che finisce una strada?
Fare soltanto le cose che ci piace fare… E perché? Per provare una gioia che poi va via? Per prendere sberle dal sogno nel sonno? E se non mi piacesse far niente, come si fa?
Certamente non includo niente di terreno tra i miei piaceri.
E qualora questa mancanza fosse falsa, come poi tutto il resto, ciò significa che provo gusto per la sofferenza. E perché mai il mio inconscio dovrebbe preferire la dilatazione di un soffrire? Perché mi credo superiore? Perché sono troppo egoista?
La mia ira ed il mio disgusto nei confronti della razza umana, di cui provo pena e non odio, mi hanno portata all’esasperazione e al programma di una soluzione finale contro la mia persona.

La mia sofferenza è dovuta forse a un eccesso di "perché" che ricorda un fare infantile?
Ma quando arriva sto Messìa?
Sto salto quantico?

In tutto sto dilagare di finzioni. Dalla religione alla fisica quantistica. Dall’Arte all’Amore. Che cosa resta?
Niente.
E’ da buffoni. E’ da buffoni insistere nella sopravvivenza.
Se non esisto perché sento sofferenza?
Soffro perché sono Verità.

E quando non è l’Amore? E quando non è l’Amore a parlare più? Quando non è l’Amore a muovermi? Quello incondizionato intendo.
Come si fa a ritrovarlo dentro di sé e a mantenerlo costante, nella fede di un infinito cosmico?
Come si fa a sopravvivere a tutte l’eclissi di me stessa, come quella di ora? Come si fa a restarne presenti e al contempo intatti e centrati? E quando si perde la fede, ogni credo, e la speranza, come faccio a non lasciarmi sopraffare dalle mie ombre, dal mio buio interiore, da quella parte di me scura, polo delle mie scissioni, fino a morirne?

Come si fa a smetterla di saltare in un balzo dall’Amore all’odio?

In un modo o nell’altro lascerò questa vita. In un modo o nell’altro lascerò questa vita. In un modo o nell’altro lascerò questa vita.
Brucerò tutti i miei scritti.
E di tutte le Arti abortirò.
Moriranno con me.
Come se io non fossi mai esistita. Perchè così è.
Non lascerò niente.

Non siete degni.

lunedì 12 settembre 2011

Questo il dono??
Bulimia. Dolori addominali. Emicranie. Abbuffate. Vomito. Autolesioni. Odio. Rabbia. Disperazione. Monotonia. Vuoto. Angoscia. Solitudine. ?
Sentirsi sempre il peso di mille cos’hai?cos’hai?cos’hai? Hai lo sguardo sempre cupo. Lunare. Scuro. Cos’hai che sei arrabbiata? – è il mio sguardo solito - E ridi un po’.
Sono vera. Che schifo ci posso mai fare?
Vi dispiace ricevere un po’ di Verità, nelle vostre menti allucinate?
Vi spiace cosi tanto?
Sono incazzata, si. Perché sono stufa. Perché mi sono spinta bene oltre le mie capacità di sopportazione  perdurate una vita e ora sono giunta al limite. Alla fine del mio io. Il percorso dedito al risveglio di sé, richiede una distanza temporale troppa da sostenere. Io ho chiuso. Ho terminato. Ho terminato io e in concomitanza del mio apparato digestivo.
Iniziare.
Iniziare ora. Per?? Per arrivare dove? E a quale poi?
Non possiedo tecniche di resistenza.

Perché non ci si può provocare un vomito autoindotto di sé stessi?

Prego la Madonna di portarmi via lontano con o senza gli occhi tinti. Urlo il tuo nome, ovunque tu sia. Ti richiamo a me per chiederti di venirmi ad ammazzare. Tu che puoi, e un po’ vuoi, fallo.
Mi è sufficiente una richiesta vocale per saltare dall’altra parte.
Allora? Ci spicciamo o no?

mercoledì 7 settembre 2011

Per te.
Per te che non ci sei.
Che ci sei.
Che sei stato di passaggio.
Per te che ci sarai.



martedì 6 settembre 2011




ANARRAZIONI


E ci sono momenti, come questo, di abbandono. Della dimenticanza di sé nel tempo. In cui gli atti di scrivere e creare mi risultano del tutto nulli e vuoti. Come scrivere bianco su bianco. Come acqua che non bagna.
Potrei, volendo, spostare i miei pensieri altrove. Per esempio qui. Per vivermi l’attimo di ora che realisticamente non può definirsi triste, proprio perché non sto vivendo una tristezza istantanea, per reazione di un evento presente.
Eppure il cuore ricorda. Ricorda bene la tristezza dell’attimo antecedente a questo, e ne resta inspiegabilmente ancorato, secondo una legge cosiddetta di attaccamento, che vorrei vincere.

Fissare all’infinito il vuoto e restare con sé o venire meno producendo profitto dalla creazione?


Perché non ho mai portato a termine un’Arte, da condividere?
Perché non ho mai concluso un testo surreale, un articolo da giornale, un fatto di cronaca, un libro o una sceneggiatura da far leggere?
Perché non ho mai iniziato un percorso? Una scelta? Per paura dell’attaccamento e della delusione di poi? Del fraintendimento? Del rimbalzo di un vuoto?

E’ che non ho voglia di scomunicarmi perché non trovo mai sentite e oneste condivisioni umane. Dalla mia creazione, non traduco quell'unico interessante profitto, di condivisione tra coscienze.

Propriamente detta Anoressia di comunicazione.

Nella frequenza della nostra epoca, i messaggi divini che io cavalco per voi, restano sospesi, o mi tornano indietro come spilli. Come battiti isolati.

Dunque, non vedo ragioni per continuare.

L’abilità nella creazione resta inutile.
Il genio come malato da curare.
Una idea esiliata.

Tutto questo mio mal dire, per via di stamane. A destra, sotto il cielo, la solita sfilata di cgil & co. A sinistra, all’interno di un edificio anonimo, facce viziate per cui mi presto con finzione.
Io il vetro. La separazione. Io la verità. Trasparenza sofferta. Loro il mio riflesso. Due facce di uno stesso vetro. Io, la luce. Io, la solitudine.

Io, la sconfitta.

lunedì 5 settembre 2011




Quale castigo peggiore di due Baci legati intorno al torsolo...?





???

Fase maniacale in corso. Fase maniacale in corso. Fase maniacale in corso.
Mi alzo. Mi siedo. Tampino a caso lettere sparse guidata da un impeto senza nome nè confine. Mi alzo. Mi siedo. Giro le caviglie. Sbuffo. Cerco di concentrare il flusso. Si espande troppo. Mi pervade. Mi sento sanguinare il cervello. Decido di spruzzare inchiostro a impulso. Se mi contengo muoio. Tutte le volte una emergenza. Mi spingo indietro con la sedia girevole. Mi ritiro. Mi trascino in avanti per continuare. Mi innervosisco perchè non riesco a concentrarmi per trovare un pensiero logico da trascrivere ora. Graffio la scrivania con una violenta penna rossa. La spacco in due. Sbuffo. Sfiato. Siedo. Vorrei urlare. Vorrei scarabocchiarmi sulle braccia. Bevo acqua a fiotti. Ingoio cose. Sono al lavoro, mi devo calmare. Mordo le mani ora viola per trattenere un grido. Mi alzo. Saltello dentro allo spazio angusto. Telefono. Sbatto le cosce sulla scrivania. Mi tiro. Le tiro. Mi prendo a pugni le gambe. Voglio uscire. Ho la testa piena. Di voci. Di arie. Di buchi neri. Vedo tende storte che non mi alzo a sistemare. Faccio una treccia. Corro su per le scale. Torno giù. Sciolgo la treccia. Li tiro su. Mi tiro su. Sogno. Sfioro. Mi allontano da te come posso. Mi mordo le labbra. Poi un braccio in tuo ricordo. Mi alzo. Esco fuori. Ritorno. Mi chiudo dentro. Voglia di spaccare. Cose o qualcuno. Mi gira la testa. Lascio andare le dita. Posseduta. Posseduta. Posseduta. Decido di portarmi qui per testimoniarmi. Per valutarmi col senno di poi, quello solito della tristezza. E vorrei urlare. E vorrei lanciare vernice gialla, a secchiate, contro il vetro. Orbite. Sento gli occhi uscirmi fuori dalle orbite. Sbavo. Giro le pupille. Spalanco gli occhi. Cerco di tenermi a freno. Sono al lavoro. Lascio correre parole, io vittima di una forza creatrice bambina. Ingenua. Spensierata. La rivolta del cuore. E' in corso. In corso ora. La rivolta. La guerra mondiale a parole contro la fisica identità. Mi odio. Non ci sto. Non c'è spazio. Voglio uscire. Esco dagli occhi. Esco dalla bocca. Forse dai polsi. Mi odio. Mi amo. Ti amo. Pensiero. Mi freno. Mi tasto. Sono troppa. Bendata fasciata ciclotimica sbucciata. La chiamavano mania da disturbo bipolare. La chiamavano giustificazione. La chiamavano urlo. Urlo di vita. di presenza. di Amore. La chiamavano follia. Rabbia. La chiamavano caratteristica. Dono. La chiamavano indaco bambina. La sfigata. Quella strana. Quella lì. La chiamavano che oggi muore. Lei che mai si gira e mai risponde. La chiamavano. Toccò il fuso illusa trovando la scusa e cadde come corpo morto cade, lei nella sua stessa tempesta, di soli ornati e finzioni.

domenica 4 settembre 2011

sabato 3 settembre 2011

Coronare i propri sogni prima di morire.
C'è chi sfuma l'ultima sigaretta.
Io mi sfamerei con l'ultima cioccolata.
E realizzare i propri sogni prima di morire.
Presentarsi dall'altra parte coi capelli color arcobaleno e la frangetta corta. Senza il peso dei vestiti.
E mi sovviene un pensiero:
Perchè aspettarsi sull'uscio, nel penultimo, per farsi viola e di tutti i colori?
Sono in vita.
Io ci sono. Sono qui.
Devo sempre ricordarmelo.
Ricordarmi del progetto.

Misà che lascio.
Per un piano superiore: la voluttà delle emozioni.
Sento grave.
Reciti con eccellenza tutto quello che io vorrei.
Sei tutto quello che io vorrei. Sei tutto il mio contro. E stai per andare.
Cosa faccio!? Salgo anche io sul palcoscenico per concedermi il tuo amore?? Per immedesimarmi nel ruolo dell'innamorata che il tuo copione decide?
Ti odio.
Perchè ti amo.
Perchè voglio Te.
Quell'amore che sopprimi.
Perchè voglio fare mia la negazione che hai di Te.

Tenere lontano da fonti di calore.


Ho voglia di incontrarti. Stanotte. Un'ultima volta.
Per prenderti a colpi di baci prima di cadere lontano. 
Per cavarti un sentimento che non c'è. Di infilarti due dita negli occhi che reciti, mentre ti rubo il respiro col mio veleno. Di baciarti fino a farti smarrire e poi pentire. 




In caso di contatto con gli occhi, lavare immediatamente e abbondantemente con acqua di
_lourdes.




Anche io sono ottimista. Tant'è che ho dei parapendii poco sotto le ascelle.






Devo ricordarmi di comprare piatti da spaccare.